RELAZIONI DIVERSE STESSI ERRORI: COME MAI? - Bianconi
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RELAZIONI DIVERSE STESSI ERRORI: COME MAI?

RELAZIONI DIVERSE STESSI ERRORI: COME MAI?

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Non è semplice e scontato riuscire a costruire legami sani e gratificanti.

Alcune nostre relazioni sono infatti tormentate e problematiche, possono indurre malessere e concludersi lasciando alle spalle rancori, domande senza risposta e strascichi di difficile gestione.

L’importanza delle relazioni interpersonali è grande, tanto che Maslow colloca i bisogni che possono essere soddisfatti nella vita relazionale subito al di sopra di quelli fisiologici.

Come mai tendiamo ad agire sempre lo stesso schema relazionale?
Le radici dei nostri schemi relazionali sono da rintracciarsi nelle prime relazioni, quelle con gli adulti di riferimento (figure genitoriali, mamma in particolare). A partire da queste prime relazioni significative il bambino struttura i così detti “Modelli Operativi Interni” (MOI), ossia il sistema riferimento cognitivo, emotivo e comportamentale che lo guiderà da adulto negli scambi affettivi e relazionali con le altre persone.

Se le prime esperienze relazionali con le figure di attaccamento sono state positive e il bambino si è sperimentato come amabile, riconosciuto ed accolto, questi svilupperà un sano senso di sé ed un senso di fiducia nell’altro e nelle relazioni.

Viceversa se il bambino nelle prime relazioni di attaccamento ha sperimentato rifiuto o abbandono, si troverà a sperimentare da adulto un senso di “non amabilità” e la convinzione di doversi dimostrare sempre degno di accoglimento ed amore.

Si creeranno quindi i presupposti perché l’individuo instauri relazioni basate sulla dipendenza affettiva.

Un bambino cresciuto con una figura di riferimento incapace di cure costanti e amorevoli penserà di non valere l’amore degli altri, imparerà a non fidarsi, a dover fare tutto da solo, a non mostrare i propri bisogni nel tentativo di negarne la portata, oppure maturerà la convinzione di poter essere amato solo se farà il meglio e darà il minor fastidio possibile.

Questo bambino probabilmente svilupperà uno stile di attaccamento “insicuro evitante” o “insicuro ambivalente”.

Nel primo caso le sue relazioni saranno caratterizzate da distanza emotiva, scarsa fiducia e paura di perdere la propria autonomia; nel secondo da dipendenza affettiva, controllo, tendenza alla abnegazione/accondiscendenza per paura di essere abbandonati, scarsa autostima, sensazione di dover fare di tutto per poter essere amati e di non potersi prendere cura di sé autonomamente.

A partire dai modelli operativi interni si creano quindi dei copioni relazionali che tendiamo a rivivere in momenti diversi con partner diversi. Questi copioni relazionali sono caratterizzati da precisi e ripetitivi aspetti cognitivi (il modo in cui si interpreta se stessi, l’altro e la relazione), emotivi (emozioni prevalenti nella relazione) e comportamentali.

Modificare questi copioni è possibile. Come? Rivolgendosi a un professionista, uno psicologo, che ci aiuti a metterli in luce, ci permetta di scoprire come si sono formati e consolidati e di risolvere i conflitti che sono alla loro base.

Si arriverà allora a prendere in considerazione quelle che sono le altre modalità possibili e ad intraprendere nella loro direzione un graduale cambiamento che sarà presupposto per costruire poi relazioni più sane e gratificanti.