M'AMA O NON M'AMA? IL DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO DA RELAZIONE: COS'È E COME SI MANIFESTA NEI RAPPORTI SENTIMENTALI - Bianconi
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M’AMA O NON M’AMA? IL DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO DA RELAZIONE: COS’È E COME SI MANIFESTA NEI RAPPORTI SENTIMENTALI

M’AMA O NON M’AMA? IL DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO DA RELAZIONE: COS’È E COME SI MANIFESTA NEI RAPPORTI SENTIMENTALI

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Il Disturbo Ossessivo Compulsivo da Relazione si manifesta attraverso dubbi e ossessioni riguardo le relazioni sentimentali e condotte compulsive messe in atto per alleviare l’ansia che questi dubbi e ossessioni scatenano.

I pensieri intrusivi che si accompagnano al disturbo possono andare dal chiedersi se il partner sia la persona giusta per noi al mettere in dubbio la relazione stessa o la persona del partner, declinandosi in una forma “relationship-centered” o “partner- focused”. Il rimuginio può riguardare, nella prima forma, i sentimenti che si provano per il partner, i sentimenti che il partner prova verso di noi oppure, nella seconda forma, concentrarsi su difetti percepiti nel partner per quanto concerne l’aspetto fisico, le capacità intellettive, le caratteristiche sociali e di personalità, piuttosto che il livello di moralità.

I pensieri intrusivi sono vissuti come egodistonici, li si sente cioè come inaccettabili e non voluti, spesso fonte perciò di un senso di vergogna e colpa che promuove un autocriticismo che impatta negativamente sulla qualità della vita della persona.

Questo rimuginio sottrae inoltre tempo ed energie determinando una compromissione del funzionamento quotidiano di chi ne è tormentato.

Trattandosi di un Disturbo Ossessivo Compulsivo a fianco di pensieri intrusivi chi ne soffre manifesta anche compulsioni che nel Disturbo Ossessivo Compulsivo da Relazione si declinano nel monitoraggio continuo dei propri sentimenti, nella ricerca di rassicurazioni, nel tentativo di annullare i dubbi con strategie quali la visualizzazione di ricordi di momenti felici vissuti con il partner, o ancora nell’evitamento di situazioni che possono innescare o acuire i pensieri di cui sopra.

Le compulsioni alleviano l’ansia solo nel breve periodo, ma nel lungo periodo concorrono a un peggioramento del quadro sintomatologico e possono ripercuotersi negativamente sulla relazione.

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo da Relazione tendenzialmente compare nella prima età adulta e tende a persistere nel corso dell’intera storia di relazione della persona. I sintomi del disturbo possono presentarsi sia all’interno che all’esterno di una relazione. È questo il caso di quadri sintomatologici che esordiscono alla fine di un rapporto, laddove si manifesti un’intrusiva preoccupazione circa l’eventualità di aver perso con tale fine l’unica persona adatta a sé.

Come rispondere alla richiesta di terapia da parte di questi pazienti? Secondo alcuni autori (Doron, Derby, Szepsenwol, 2014) il trattamento dovrebbe includere un buon assessment, che indaghi tra le altre cose l’eventuale comorbilità con altri disturbi, la psicoeducazione e l’identificazione e messa in discussione di schemi di pensiero disfunzionali.

Il lavoro psicoeducativo aiuta a rendere il paziente conscio dell’influenza dei sintomi sui processi decisionali e sulla capacità di investire in una relazione, mentre quello sul piano cognitivo concorre a identificare e mettere in discussione le credenze maladattive e/o catastrofiche che spesso si accompagnano al disturbo.

Esperimenti ed esposizioni comportamentali possono anch’essi rivelarsi molto utili. Si può ricorrere ad esempio alla stesura di elaborati che riguardino scenari temuti o ancora optare per esposizioni in vivo a materiale, cinematografico e non, attinente gli stessi.

L’obbiettivo della terapia non è salvare la relazione ma aiutare il paziente sul piano sintomatologico, così da fornirgli gli strumenti per una migliore comprensione dei propri sentimenti e capacità decisionale.

Dott.ssa Caterina Bianconi