IL LAVORO: QUANDO NOBILITA, QUANDO DEBILITA - Bianconi
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IL LAVORO: QUANDO NOBILITA, QUANDO DEBILITA

IL LAVORO: QUANDO NOBILITA, QUANDO DEBILITA

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Nella piramide di Maslow il lavoro, dopo la realizzazione dei bisogni fisiologici e di salvezza, sicurezza e protezione, permette di soddisfare i bisogni di stima, prestigio e successo e la realizzazione di sé.

Solo se saranno appagati i nostri bisogni primari e secondari saremo davvero felici, cosa che sottolinea l’importanza della soddisfazione lavorativa nel raggiungimento di una condizione di felicità.

La remunerazione economica è in quest’ottica un elemento molto importante. Il contributo economico che il lavoro presuppone infatti si configura come un rinforzo positivo, il “premio” per quanto fatto e lo stimolo a fare sempre meglio. Nel momento in cui la retribuzione non è congrua non ci sentiamo premiati né, tanto meno, incentivati a fare meglio, cosa che impatta sulla nostra autostima, demolendola, e genera un’insoddisfazione che nel lungo periodo può anche trascendere in burn out.

In una simile situazione di stress motivazione e voglia di fare vengono meno e il malessere che ne consegue, e di cui risentono sia la nostra mente sia il nostro corpo, va a ripercuotersi anche sulla nostra vita relazionale.

Anche laddove non ci sia corrispondenza tra studi svolti, aspettative ed attività lavorativa può insorgere una condizione di insoddisfazione.  Impegnarsi in un lavoro non in linea con i nostri studi può indurci infatti a sminuirlo, a non impegnarci come dovremmo o ancora a vivere la quotidianità della nostra funzione nella costante, e talvolta frustrante, attesa di un cambiamento.

Il ruolo che il lavoro riveste nel raggiungimento della felicità è testimoniato anche dagli effetti psicologici della disoccupazione. Questa condizione concorre alla perdita dell’autostima e della motivazione, induce senso di colpa e passività, esclusione sociale, riduzione dei rapporti interpersonali, perdita di ruolo sociale e senso identitario.

Gli studi presenti in letteratura evidenziano come i disoccupati siano maggiormente predisposti ad una esacerbazione di vissuti emotivi negativi, i quali possono facilmente evolvere in disturbi psicopatologici conclamati, soprattutto se non riconosciuti e opportunamente trattati. I disturbi più spesso riscontrati sono risultati essere ansia, attacchi di panico, disturbi del sonno, somatizzazione e depressione.

Da quanto detto si evince l’importanza di dedicarci ad un lavoro che rispecchi quanto più possibile le nostre aspettative ed ambizioni. Investire in un lavoro che ci piace alimenta motivazione e voglia di fare, contribuendo ad una gratificazione che si autoalimenta e ci alimenta a propria volta. In un simile stato di cose saremo per altro maggiormente portati a tollerare  le frustrazioni che naturalmente scandiscono ogni nostro frangente di vita.

L’invito è allora da un lato quello di interrogarci sulle nostre inclinazioni e desideri professionali, impegnandoci a perseguirli; dall’altro è quello di monitorare eventuali segnali di affaticamento e malessere, imparando a chiedere aiuto ad un professionista esperto per aiutarci ad affrontarli tempestivamente, laddove necessario.

Dott.ssa Caterina Bianconi