LA DEPRESSIONE PERINATALE PATERNA - Bianconi
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LA DEPRESSIONE PERINATALE PATERNA

LA DEPRESSIONE PERINATALE PATERNA

 

Portrait of a newborn hold in father palms, eyes closed. Family, healthy birth concept photo. View over the shoulder

La nascita di un figlio e i primi mesi successivi ad essa rappresentano un periodo particolarmente vulnerabile per entrambi i genitori.

Sentiamo spesso parlare della deflessione del tono dell’umore che investe talvolta le neo mamme, non meno comune è però l’analoga sintomatologia nei padri. La depressione post partum può colpire infatti entrambi i genitori con un’incidenza rispettivamente di 1 su 7 nelle donne e di 1 su 10 negli uomini.

I tentativi di studiare la condizione psicologica dell’uomo nella transizione alla paternità sono rari e lacunosi rispetto a quanto presente in letteratura circa la depressione post partum materna. Le ragioni che possono spiegare tale differenza sono da rintracciarsi nella minore incidenza del disturbo depressivo nella popolazione maschile, nella scarsa disponibilità dei padri a partecipare alle ricerche e nella carenza di metodi di indagine validi che tengano conto delle differenze di genere.

La depressione perinatale paterna è generalmente caratterizzata da irrequietezza, deflessione del tono dell’umore, insonnia, perdita di interesse e di piacere per attività che prima ne suscitavano e può manifestarsi anche attraverso crisi di rabbia, ipocondria, ansia elevata o acting out comportamentali (fughe, attività fisica o sessuale compulsiva, relazioni extraconiugali, dipendenze). Si tratta di una forma che colpisce circa il 5-10% dei padri e risulta associata con un incremento del rischio da parte dei bambini di sviluppare difficoltà di tipo cognitivo, emotivo e comportamentale.

I sintomi della depressione paterna sono talvolta meno definiti di quelli della depressione post partum materna e vanno distinti da quelli della “Sindrome della Couvade”, che investe i padri durante la gravidanza, interessa una percentuale di uomini compresa tra il 10 e il 75% e si caratterizza per perdita dell’appetito, mal di denti, mal di testa, nausea, vomito, mal di reni, coliche addominali, indigestioni, ulcere, orzaioli, tonsillitti, disturbi dermatologici, sangue nel naso e tremori muscolari.

La presenza di un basso livello di soddisfazione di coppia, consenso e coesione coniugale, connessi ad alti livelli di stress perinatale, rappresentano fattori predisponenti la Depressione Perinatale Paterna, come anche la depressione materna e la presenza di disturbi mentali nella madre.

Ci sono poi fattori psicosociali correlati alla presenza del disturbo, quali:

  • età giovane o molto avanzata;
  • basso livello di istruzione;
  • scarso reddito;
  • preoccupazioni finanziarie;
  • disoccupazione.

Importante è stata dimostrata poi l’autoefficacia, percepirsi come un genitore inadeguato e poco efficace è infatti un fattore di rischio, come anche alti livelli di percezione dello stress, tratti depressivi ansiosi e storia psichiatrica precedente del padre.

Le principali linee guida per il trattamento della depressione indicano come intervento di prima scelta terapie di tipo psicologico. Le aree di lavoro vanno dalla presa di consapevolezza del proprio ruolo, alla prevenzione e cura della sintomatologia depressiva.

Recenti ricerche hanno mostrato una diffusione di terapie preventive e di cura basate sulla Mindfulness. Tale tecnica può  essere utilizzata per insegnare sia agli uomini sia alle donne le abilità necessarie per affrontare il parto e la genitorialità, con l’obbiettivo di prevenire le situazioni psicopatologiche che si possono verificare in entrambi in questo periodo di vulnerabilità.

L’ottica deve essere quindi quella di una presa in carico congiunta, che tenga conto del contributo e della vulnerabilità tanto degli uomini quanto delle donne, nonché dell’influenza reciproca dell’umore dell’uno sull’umore dell’altro.

 

Dott.ssa Caterina Bianconi