La consulenza tecnica in casi di separazione e divorzio - Bianconi
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La consulenza tecnica in casi di separazione e divorzio

La consulenza tecnica in casi di separazione e divorzio

In ambito civile “quando è necessario, il giudice può farsi assistere, per il compimento di singoli atti o per tutto il processo, da uno o più consulenti di particolare competenza tecnica” (Art. 61 Co. 1 C.P.C.). Il consulente “compie le indagini che gli sono commesse dal giudice e fornisce, in udienza e in camera di consiglio, i chiarimenti che il giudice gli richiede a norma degli articoli 194 e seguenti, e degli articoli 441 e 463.” (Art. 62 C.P.C.). Il consulente nominato può, se lo ritiene necessario, avvalersi della collaborazione di un ausiliario, previa comunicazione al giudice in sede di giuramento.

Le parti possono a loro volta nominare un esperto, il consulente tecnico di parte (C.T.P.), che le assista nelle fasi di svolgimento dell’indagine disposta dal giudice. Il Consulente Tecnico di Parte ha il diritto di assistere a tutte le indagini indicate dal C.T.U. Durante le operazioni peritali il C.T.P. può presentare delle istanze o delle osservazioni di cui il consulente tecnico d’ufficio dovrà tenere conto, e può stilare una relazione a conclusione del proprio operato. In particolare, partecipa alle udienze del Giudice ogni volta che vi interviene il C.T.U., e pone chiarimenti e controdeduzioni sui risultati delle indagini tecniche.

Nell’ambito dei procedimenti civili in casi di separazione e divorzio, il lavoro peritale può riguardare macro aree di indagine ed intervento quali la valutazione delle capacità genitoriali, lo studio della realtà famigliare o aspetti inerenti le modalità di affidamento del minore. In questo contesto, data la varietà situazionale possibile, il ruolo del C.T.U. risulta fondamentale e concorre a mettere il giudice nella condizione di disporre di quanti più elementi utili ai fini della decisione, molti dei quali non avrebbe potuto conoscere altrimenti o potuto ottenere dagli atti del procedimento.

Nella mansione di C.T.U. lo psicologo deve compiere una valutazione utile, oltre che a rispondere al quesito posto dal giudice, anche ad aiutare, per quanto possibile, le parti a lavorare sul loro conflitto, sempre in un’ottica di supremo interesse dei minori coinvolti. Volendo agire nell’interesse del minore risulta fondamentale considerare tutti gli aspetti relativi ad ambiente familiare, vita quotidiana e rete sociale così da avere una panoramica sia delle risorse sia delle condizioni che si configurano come pregiudizievoli per il minore stesso.

Qualunque sia la metodologia utilizzata per condurre una perizia, esistono alcune aree che necessariamente devono far parte dell’indagine del C.T.U: l’ambiente fisico che il genitore è in grado di offrire al figlio, il modo in cui il genitore provvede alla cura psicologica dello stesso, l’organizzazione del contesto familiare e gli stimoli intellettuali forniti. È importante inoltre valutare come il genitore, nonostante il conflitto in atto con l’ex coniuge/compagno, ne tuteli l’immagine così da favorire la continuità della relazione.

È nelle facoltà del C.T.U. richiedere colloqui con tutte le figure che potrebbero a suo avviso fornire informazioni utili al fine della sua valutazione: famiglie d’origine delle parti, eventuali nuovi compagni dei genitori, insegnanti, etc. ; questo tipo di approfondimenti è funzionale sia ad indagare l’eventuale contesto di vita nel quale il bambino verrà inserito sia a creare i presupposti perché mantenga le relazioni con le famiglie d’origine dei genitori, a meno di comprovate motivazioni contrarie.

Alla luce di quanto detto sino ad ora e della continua evoluzione cui le famiglie nella società odierna sono soggette risulta evidente l’importanza di tenere il passo, sia nella psicologia clinica sia nella sua declinazione forense, con equilibri in costante ridefinizione.

L’attività del consulente tecnico si colloca entro questo contesto, non riducendosi a mera indagine psicologica finalizzata alla stesura di una relazione, ma configurandosi come strumento a tutela del benessere del minore.