CYBER PEDOFILIA: UNA MINACCIA REALE ALLA SICUREZZA DEI BAMBINI NEL VIRTUALE - Bianconi
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CYBER PEDOFILIA: UNA MINACCIA REALE ALLA SICUREZZA DEI BAMBINI NEL VIRTUALE

CYBER PEDOFILIA: UNA MINACCIA REALE ALLA SICUREZZA DEI BAMBINI NEL VIRTUALE

Portrait of serious schoolkid working with laptop in the library

I bambini oggi maneggiano con disinvoltura i sistemi informatici, sono sempre più informati e precoci rispetto a molti temi, sessualità inclusa, e sempre più esposti ai rischi della rete, primo fra tutti quello della cyber pedofilia.

Come si cade nella trappola della cyber pedofilia? Quello che per noi è un semplice gesto di condivisione di un contenuto video o foto che testimonia il nostro quotidiano, laddove non protetto da specifiche impostazioni sulla privacy, diventa per il cyber pedofilo materiale che quest’ultimo può limitarsi a scaricare o arrivare a pubblicare su siti dedicati allo scambio di materiale pedopornografico.

Il pericolo più grande per i bambini di oggi dunque ancora prima della cyber pedofilia è l’irresponsabilità insita nella condotta degli adulti di riferimento, che vivono la virtualità senza pensare di tutelare l’intimità del proprio privato.

La Rete ha offerto al pedofilo un mezzo per muoversi nella società spiando in casa del prossimo senza essere visto.

Se non siamo attenti i Social Network diventano terreno fertile per il cyber pedofilo, lo mettono nella posizione di accedere a contenuti privati, risalire a informazioni personali sulla famiglia dell’utente e da li al seguirne gli spostamenti offline il passo è breve.

Alternativamente il cyber pedofilo può scegliere di contattare direttamente il bambino – adolescente on line, si parla allora di grooming. Le strategia che il cyber pedofilo usa per conquistare la fiducia del bambino sono diverse: da foto profilo non rispondenti al proprio aspetto, al promettere alla vittima qualcosa che quest’ultima desidera. Il cyber pedofilo può chiedere al bambino di mandargli delle foto, di descriversi fisicamente e nell’abbigliamento indossato, fino ad arrivare a chiedergli se è in casa da solo.

Come fare per proteggere i più piccoli da questa minaccia? La parola chiave è responsabilizzazione. Noi adulti innanzitutto dobbiamo utilizzare software e sistemi operativi impostati appositamente per la protezione dei minori. Importante agire e promuovere l’informazione sul tema, spesso ignorato o sottovalutato. È il genitore che deve prendere per mano il bambino e il giovane e fare loro da guida per districarsi nelle trame di una rete che può altrimenti diventare altamente pericolosa.

Dott.ssa Caterina Bianconi